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Pinerolo Indialogo

Settembre 2013

Dialogo tra generazioni

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 Appunti di Viaggio

Islanda - Terra viva/1

Dove si connettono lo spirito e la terra

di Angelica Pons

Pinerolo Indialogo - Anno 4 - N.9 - Settembre 2013

  Mi chiedo quanto il mondo fisico sia separato o lontano da quello immateriale, dello spirito, delle emozioni, delle energie personali o sovradimensionali che invece qui ho sentito particolarmente interconnesse.

La prima occasione di riflessione viene dal tunnel buio scavato nella lava, una morsa angosciante, anche se è così comodo per evitare i lunghi tratti di strada delle coste dei fiordi.

Dalla terraferma al mare. Durante l’imbarco su un traghetto ho rafforzato di nuovo l’intento di volerci bene, ed ecco la sensazione di leggerezza, accompagnata dal subitaneo avvistamento di una balenottera che s’immergeva poco distante e di tante medusine violetto e vispi pulcinella di mare, come richiamati da noi.

Dal mare salato alle pozze calde di acqua termale geotermica in cui rilassarci come in un caldo abbraccio: sembravano fatte apposta per compensare il rigore del clima incontrato. Una gioia per il corpo e per lo spirito!

Dalla terra al cielo: quante volte al chiudersi del cielo in nebbia densa segue il rinchiudersi del cuore e la malinconia? Verrebbe da dire che la seconda chiama il primo. Come dimostrare che non sia il contrario?

Tra noi e le altre creature. Nei primi fiordi ovest trascorrevamo una mattina di sole in riva al mare tra i canti degli uccelli scatenati nella pesca o nella cattura dei moscerini, che sembravano farci festa con acrobazie nel cielo azzurro, mentre a nord-ovest, lo sbarco nostro e di altri turisti un po’ cupi, nella gelida baia di "Adelina" è stato accolto da due sterne furiose che avvertivano il pericolo per il nido. L’ellisse del tramonto arancione a Flugumyri è stata accompagnata da sussurri ai miti cavalli lasciati a pascolare nei prati verdi durante le ore della sera senza fine. Nella terra più impervia verso il centro dell’isola nonostante la sera quieta non c’è stato verso di avvicinarli.

E i ghiacciai? Non si può raccontare a parole il gelo spaventoso che ho sentito dentro nell’osservare da un alto sperone roccioso uno dei bracci del Vatnajökull, il più grande d’Europa dopo la calotta polare.

I gorgoglìi dei vulcani, dal canto loro, la dicono lunga. Sull’isoletta a Sud mi sono messa a fare corenergetica in cima al vulcano e, mentre ero in meditazione, un bimbo tedesco ha messo le mani su un sasso che nascondeva una bocca soffiante vapori ed ha chiamato allarmato il padre: «oh caspiterina, non svegliarti vulcano, per carità!».

L’eruzione qui è un ricordo molto recente e terrificante. Era il 1973 ed è durata sei mesi! La sera prima dell’esplosione c’era il mare mosso e nessuna barca dei pescatori aveva preso il largo. Grazie a Dio, così, il giorno successivo poterono evacuare tutti e ci fu una sola vittima, anche se 400 famiglie persero tutto, 1.500 persone circa! La lava giunse a 10 metri dal porto: se l’avesse distrutto non avrebbero più potuto tornarvi. Pompando acqua di mare arrestarono l’avanzata della lava. (1/continua)