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Pinerolo Indialogo

Gennaio 2014

Dialogo tra generazioni

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 Appunti di Viaggio

Su per l'Himalaya

La montagna che cura

di Mauro Beccaria

Pinerolo Indialogo - Anno 5 - N.1 - Gennaio 2014

   Ad un anno dall’ultima pesantissima chemioterapia, risoltasi con successo, grazie a Dio ed agli ottimi medici dell’Istituto di Candiolo, mio marito Mauro ha deciso di affrontare qualcosa di davvero grande, per sentirsi vivo e per sigillare la sua vittoria interiore: l’Himalaya e le sue cime, da solo, lungo i sentieri che solcano i giganti della terra. Ecco un primo estratto dei suoi appunti di viaggio. (A.Pons)

24 novembre 2013. Tappa da Dzonglha a Tagnag.
Due belle tazze di cioccolata calda e si parte, zaino in spalla, al mattino presto, per affrontare il primo passo importante, oltre i 5.000 m, dopo già 17 giorni di cammino in solitaria, partendo da Shivalaya, lungo la via antica, la old way, delle prime spedizioni verso la vetta dell’Everest.

La prima parte di tracciato non è difficile: gradatamente si sale fino ad attraversare un torrente più grande e si incontrano giganteschi massi erratici, posati lì da non so quale forza della natura. Da ora la salita diventa durissima, senza tregua. Nell’ultimo tratto, percorro le vie scavate nella neve, aiutandomi con le mani ed i bastoni da trekking. La fatica è spaventosa, ma non ho paura. La via è molto ripida, anche se, per fortuna, non troppo esposta.

Giunto in cima lo spettacolo cambia. Si apre davanti a me un enorme ghiacciaio: il Cho-La, che scricchiola e rumoreggia cupamente sotto di me. Indosso i ramponi e via. Sono emozionatissimo, non credo di aver mai provato qualcosa di simile. Sono al settimo cielo e dopo un’ora di ramponata arrivo al passo. L’emozione prende forma e qualche lacrima scende. Da solo sono riuscito a vincere le mie paure ed a raggiungere un grande obiettivo, 5.420 m, il Cho-La Pass. Devo ammettere di aver pregato tanto, soprattutto per sconfiggere il timore. La presenza di mia moglie, nel cuore, mi ha sempre accompagnato.

La discesa dal passo è lunga quanto la salita. Tanta neve, indispensabili i ramponi. Così, dopo tre ore arrivo a Tagnag. Mi fermo alla guest house e metto tutto ad asciugare, compreso me stesso, come una lucertola, al sole splendente, fino alle 16, quando infine i raggi si nascondono dietro le cime.

Proiezione del viaggio "La montagna che cura" presso la Libreria Mondadori, martedì 4 febbraio 2014, h 17,30. Ingresso libero.