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Pinerolo Indialogo

Marzo 2014

Dialogo tra generazioni

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 Appunti di Viaggio

Tiradentes e la Estrada Real

di Angelica Pons

Pinerolo Indialogo - Anno 5 - N.3 - Marzo 2014

   Finisce il carnevale ed il pensiero va al Brasile, dove esiste una regione che assomiglia alla nostra: il Minas Gerais. Dal sottosuolo si estraevano pietre preziose, oro, ferro ed altri metalli. Le città storiche sorte su queste montagne sono la testimonianza del periodo coloniale portoghese.

La corsa all’oro qui diede impulso alla costruzione della prima strada del paese pavimentata con pietre, conosciuta come estrada real (1.152 km), percorsa anticamente dai pionieri bandeirantes, e poi dai garimpeiros, i minatori alla ricerca di oro e diamanti. I sentieri sono stati battuti anche dagli schiavi, sopra e dentro le montagne, e dai mercanti che allora portavano le loro mercanzie alla capitale, Rio de Janeiro, o verso Paraty, dal cui porto partivano le merci preziose dirette in Portogallo.

Percorrere la Estrada Real è intraprendere a ritroso un viaggio nel tempo in un Brasile di fazendas e cittadine, di affascinanti vestigia architettoniche, di chiese e santuari dove si custodiscono opere di pittori e scultori del ’700. Lo stile che qui prende forma nei duecento anni successivi si definisce Barroco Mineiro.

Tiradentes è una delle tappe di questo circuito, sulle pendici della Serra de São José; deve il suo nome ad un dentista-condottiero dell’Inconfidenza Mineira, movimento politico che lottava per l’indipendenza del Brasile dai portoghesi. Gli abitanti discendono dagli schiavi sub-sahariani e da immigrati di Francia, Germania, Est europeo e Russia, oltre che da altre regioni limitrofe del Brasile. Tante le botteghe di artisti, pittori, artigiani. Nella pousada di Bia, un’affettuosa signora bionda, si viene accolti nel giardino fiorito di serenella, gelsomino e bouganville, con uccellini invitati dalla proprietaria con fette di cocomero a banchettare insieme agli ospiti. Si affaccia sull’ampio spazio verdeggiante la bella veranda, al cui interno scoppietta un potagé che riscalda piacevolmente l’ambiente della colazione (la loro estate è come il nostro inverno), con su il bollitore e la piastra con fettine di formaggio fresco e pane tostato. I baretti e le chocolaterie si affacciano sulla strada e i cocchi di cavalli son bardati a festa per portare a passeggio famiglie e coppiette. Alle finestre tovaglie e coperte ricamate, in vendita, come le enamoradas, busti di donna, dalle labbra seducenti ed ampio decolleté. Una sovrasta il poster della Vergine Maria: mi pare di ascoltare "L’Amor sacro e l’amor profano" di Fabrizio De André.

I ristorantini offrono menu mineiro, con zuppe di verdura e stufati di carne, e musica ovunque: siamo ammaliati dalla bossa jazz bossa del gioioso chitarrista nero, nonno Ziziño; alla batteria l’amico russo, albino, 30 anni in meno e 30 kg in più.

L’escursione attraversa il paese. Prima o poi mi aspetto di vedere Casa Baggins: sembra di essere nella Contea, descritta da Tolkien. Quindi si sale per 3 ore lungo la Calçada des escraves, il sentiero degli schiavi impiegati nelle miniere d’oro, fino su in cima alla Sierra, battuta dal vento, calpestando la terra bianca e l’erba secca.

La sera c’è l’arrivo dello storico treno a vapore Maria-Fumaça. Mauro sembra un bambino, eccitatissimo! Ci manca solo che ce ne portiamo a casa un pezzetto!