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Pinerolo Indialogo

Giugno 2014

Dialogo tra generazioni

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 Appunti di Viaggio


Trek in Giordania

Petra ci ha lasciato senza parole

di Angelica Pons

Pinerolo Indialogo - Anno 5 - N.6 - Giugno 2014

   

La Giordania è acqua. Tè caldo aromatico che rigenera o fonte battesimale a Betania al di qua della frontiera: come Gesù, immersi e in preghiera.

La Valle del Giordano, sovrastata dal M. Nebu da cui la vide Mosè, è terra di pace dove scorre latte e miele. Albicocche, fichi, uva, prugne e more in questa stagione. Frutteti ed oliveti cedono il posto a fiori, a serre ed orti di pomodori a Madaba, melanzane che occhieggiano nere lucide dalle bancarelle oltre il Mar Morto, fino alle piantagioni di cocomeri a Sud verso Aqaba in aree desertiche. Lungo la strada dei re, oltre a castelli diroccati e campi di grano: fiumi, dighe, coltivazioni.

A 30 km dal Mar Morto, dove non può mancare l’esperienza del bagno nel sale che fa galleggiare in 20 cm, un’avventura che vale il viaggio è la camminata all’interno del Wadi Muji, un canyon scavato dal fiume cristallino e tiepido che si percorre dalla foce a ritroso fino ad una cascata, le rocce sinuose intorno sfumate come un acquerello di cremisi, ciclamino, rosa, azzurro, ciano e pennellate di ocra improvvise.

La biosfera di Dana è un’oasi montana: sagome di giganti di pietra la sorvegliano posti in processione verso il tramonto; il Nawatef Camp di Assan, le tende pulite, la cucina ottima, rimette in sesto e permette di condividere con il té un pezzo di vita.

Piccola Petra è un assaggio silenzioso, accanto ad essa i resti di un villaggio neolitico.

Petra ti lascia senza parole: sono vivide le tracce dell’acqua che nei secoli ha solcato queste montagne di "roccia-sabbia", poi scolpite dai Nabatei, ispirati da Egizi, Greci e Romani, per farne la loro città dei morti. Sì, perché anche gli antenati di costoro erano anch’essi beduini, nomadi in tenda con pecore e capre al seguito.

Infine 3 notti nel Sahara (in arabo =deserto), fiorito per le recenti piogge, nel campo di Bedouin Roads di Alì, con docce calde, cucina "sotto terra", sabbia e geki multicolori. Il giorno in giro con la jeep, la sera tè intorno al fuoco con la famiglia. Qui 35 famiglie beduine vivono grazie a sorgenti e cisterne naturali.

Senza auto queste ed altre tappe sarebbero state difficili da raggiungere.

Ne abbiamo affittata una da Omais, un’agenzia piccola gestita da un amabile signore, Nasser Al-Borini, che ci ha tolto dai guai in modo prodigioso e ci ha fatto comprendere quanto sia importante essere capiti, molto più di quanto non si possa immaginare.

Guidare in Giordania si può, le strade son ben tenute e quelle a lunga percorrenza non si pagano, la benzina costa la metà rispetto all’Italia e non c’è traffico tranne in città, dove si parcheggia prima dei siti turistici. I segnali sono spesso in arabo, ma il navigatore gps traduce le informazioni in inglese.

Nonostante ciò le disavventure non mancano. Mauro aveva la patente internazionale e per sicurezza stipulammo un’assicurazione. Ma l’ultimo giorno un taxista incauto ci ha urtati e poi se n’è andato. Il danno è limitato, ma il problema è presentare un rapporto per il rimborso assicurativo, quando la polizia non parla inglese, magari non ti stringe la mano (alcuni sono rigorosamente islamici) e ti senti perso. In questa occasione Nasser è stato il nostro eroe. Ha preso a cuore la nostra situazione, ci ha accompagnati traducendo ed assistendo ogni passo della pratica. La burocrazia è qui come ovunque. Un pomeriggio intero fino a sera nella stazione di polizia di Amman. Poi il volo di ritorno... Ed ora siamo pronti a raccontare.

La Giordania, unico Stato in pace in mezzo a conflitti, retto da un sovrano amato, ha una popolazione aperta al turismo. Oltre ai volti pietrificati dal sole, i sorrisi.

Presso la libreria Mondadori, in piazza Barbieri a Pinerolo, proiezioni: 10 giugno trekking nel deserto, 8 luglio "Acqua e Petra".