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Pinerolo Indialogo

Dicembre 2015

Dialogo tra generazioni

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 Viaggiare


Nei luoghi precolombiani

Nelle terre dei Maya

di Mauro Beccaria e Angelica Pons

Pinerolo Indialogo - Anno 6 - N.12 - Dicembre 2015

   

Sole e temperatura tra i 24 e i 27°, con un tasso di umidità intorno al 60%. Il pellegrino Mauro mi racconta su whatsapp in differita (6 ore) dei luoghi precolombiani che è andato ad esplorare.

Andammo nello Yucatàn (Stati di Guatemala, Honduras e Belize) nell’estate di 13 anni fa, da innamorati: ma il tasso di umidità di oltre il 90% e nuvole di zanzare fameliche non ne fecero una vacanza romantica. Ora, tutto solo, sta girando a piedi e con mezzi locali la parte nord della medesima penisola, nello stato del Messico, alla ricerca di siti Maya, disseminati nella fitta foresta del Petèn.

Partito da Città del Messico, si è recato prima dalla Virgen, di cui sorge un santuario presso la collina di Guadalupe, e dove è custodita la "tilma", il mantello che ne reca l’effigie dal 1531, di cui studiosi e ricercatori non sanno spiegare la tecnica.

Ha visitato proprio in questi giorni il sito archeologico maya di Chichén Itza. Il complesso archeologico di Chichén Itza è patrimonio Unesco dal 1988, ed è considerato uno delle 7 meraviglie, copre un’area di 3 kmq e risale ai secoli VI-XI. Il più celebre degli edifici è "El Castillo", la piramide di Kukulkan.

Le piramidi mesoamericane sono nate come giganteschi tumuli, poi trasformate in piramidi a gradoni con una piattaforma, sulla cui sommità si edificava un tempio. Sono molto simili agli ziqqurat della Mesopotamia. Le funzioni sono di osservatorio astronomico, di architettura cerimoniale o imponenti tombe di re potenti. La più grande al mondo è quella di Cholula, si trova a Puebla, opera degli Atzechi, un popolo combattivo che dominò nel Messico centrale tra il 1300 e il 1500, con capitale Tenochititlan, sulle coste del lago Texcoco, (foto grande) su cui sorge l’attuale capitale messicana.

I siti di Chichén Itza, Balancanché, Chacchobén, Izapa, Labnà, Mayapal, Palenque, Tortuguero, Uxmal e molti altri sono testimonianze dei Maya, che si stabilirono oltre 3000 anni fa nel Messico Meridionale e nell’America Centrale. Il loro era un regno florido, la scrittura con geroglifici, una cultura astronomica e scientifica, la divisione del calendario molto complessa; l’economia era basata sul commercio e sulla coltivazione di mais, fagioli, manioca, cacao e zucche, e pure del cotone di cui era nota la tessitura; la vasta rete idrica testimonia le conoscenze tecniche; la società era coesa intorno al re di ogni città stato; delle elaborate credenze sulla vita dell’Oltretomba abbiamo testimonianze scritte nei codici e nella produzione artigianale e artistica. Il declino giunse a fine 1600 per rivalità tra città stato che cedettero il passo ai conquistadores.

Il pellegrino Mauro si dirigerà a Palenque nel Chiapàs, patrimonio Unesco, con le più belle opere Maya. E’ diversa la loro concezione di bellezza, rimarcata pure da una pessima abitudine: fasciare la testa dei neonati tra due tavolette per far sì che la linea della fronte proseguisse lungo il naso. Una pallina di pece appesa alla fronte facilitava lo strabismo, molto apprezzato. Come cambiano i gusti!