Pinerolo Indialogo

MAGAZINE DI CULTURA E DI INFORMAZIONE LOCALE

 



Home page
Redazione
Contatti
Archivio
Album fotografico
Testate giornalistiche
Links utili
 
   

 


 



Pinerolo Indialogo

Ottobre 2016

Dialogo tra generazioni

Home Page :: Indietro

 

 Viaggiare


Lungo l'Appia Antica o "Regina Viarum"

La via Francigena del Sud

di Angelica Pons con Mauro Beccaria

Pinerolo Indialogo - Anno 7 - N.10 - Ottobre 2016

   

  Mio marito Mauro, il pellegrino, sta percorrendo in questi giorni la Via Francigena del Sud, che conduce da Roma a S. Maria di Leuca.

Già in partenza era entusiasta, perché, come testimoniato nelle esperienze precedenti, camminare lungo le strade d’Italia è un tuffo nel passato, nell’arte e nella bellezza della nostra terra. In questo caso la sorpresa avviene subito, all’inizio del cammino, percorrendo la via Appia antica: la "Regina Viarum" la regina delle strade, come la definiva il poeta Stazio nel I sec. d.C.! In parte ristrutturata coi sampietrini dove è più vicina alla capitale, in un grande tratto è invece stata conservata proprio com’era un tempo, con le lastre di pietra. E si può immaginare chi l’ha percorsa: patrizi e schiavi, imperatori e consoli, soldati, viaggiatori e commercianti. Lungo questa, dopo la rivolta di Spartaco, 6.000 ribelli vennero catturati e crocifissi.

Fu la prima delle grandi strade romane a prendere il nome non dalla funzione o dal luogo a cui era diretta, ma dal magistrato che l’aveva costruita. Nel 312 a.C. il censore Appio Claudio Cieco provvide alla realizzazione di questo nuovo asse viario tra Roma a Capua per spostare rapidamente le truppe romane verso Sud in occasione della seconda guerra coi Sanniti (326-304 a.C.). Dopo fu prolungata fino al porto di Brindisi, per i collegamenti con la Grecia, l’Oriente e l’Egitto.

Il tracciato della Via Appia aveva le caratteristiche tipiche della rete stradale romana: la strada era larga circa 4,10 m, sufficiente per permettere la circolazione nei due sensi; era affiancata da marciapiedi laterali generalmente larghi 3,10 m, con tombe monumentali che risaltano tutt’ora sulla campagna circostante, a quell’epoca disseminata di villaggi contadini, ma che poi, verso la fine della Repubblica, furono sostituiti dalle ville lussuose dei patrizi romani desiderosi di dimorare lontano dal caos della città, oltre a stazioni di posta, alberghi, osterie, piccoli impianti termali.

All’epoca c’era un’interruzione, con un tratto navigabile in un canale che passava nelle paludi Pontine. Gli storici raccontano delle zanzare che infestavano la zona.

Così si cammina attraverso la storia: dalla porta di S. Sebastiano a Roma verso il Mausoleo di Cecilia Metella, il Capo di Bove, la chiesa Santa Maria Nova, la Villa dei Quintili, con una particolare menzione chiesetta Domine Quo Vadis. Le numerose iscrizioni, conficcate nel terreno o sistemate a corredo di edifici o su basamenti di statue sono documenti archeologici, ed anche testimonianze di chi ha scritto in varie situazioni della vita, con diversi scopi e da personaggi di differenti strati sociali, conservando un valore di comunicazione, linguistico e sociale.