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Pinerolo Indialogo

Novembre 2017


Dialogo tra generazioni

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 Incontri



Paola Eynard, vicepresidente della Fondazione Cosso

«Con le professionalità nei giusti ruoli, Pinerolo è una città che ha enormi potenzialità»

 

di Antonio Denanni  

Pinerolo Indialogo - Anno 8 - N.11 - Novembre 2017

 

Paola Eynard, laurea in Scienze Politiche, insieme alla mamma Maria Luisa Cosso, dirige da nove anni la Fondazione Cosso di Miradolo. L’abbiamo sentita come operatrice culturale di primo piano non solo del Pinerolese.
La Fondazione Cosso è ormai una realtà culturale affermata nel territorio. Ce la riassume con dei dati numerici?
In 9 anni di attività abbiamo avuto più di 200 mila visitatori, abbiamo fatto 18 grandi mostre, 19 concerti più le numerose repliche in collaborazione con i giovani professionisti del progetto Avant-dernière. Quest’anno abbiamo avviato anche il progetto di valorizzazione del parco che è culminato il 21 giugno con la celebrazione del solstizio d’estate e poi il 25 con la nascita dell’alba, che ha registrato il tutto esaurito. C’è poi stato il progetto Ulisse con le scuole superiori di Pinerolo con la partecipazione di 300 ragazzi.

Qual è la filosofia di fondo che la guida?
Le nostre parole chiave sono sempre state ricerca e innovazione. Quindi da un lato cercare di portare l’attenzione su degli aspetti culturali poco battuti, dimenticati o sconosciuti e dall’altro cercare sempre di aggiungere degli elementi di novità alle cose che facciamo. Il trait d’union di tutto è poi la qualità delle nostre attività, che è sempre stata il fondamento di tutta la vita di mia mamma e mia. La speranza è che questo luogo possa diventare sempre più un punto di riferimento culturale e turistico per il territorio.

Delle mostre che sono state realizzate finora, qual è quella che vi ha dato più soddisfazione?
Tutte sono state di grande soddisfazione. Quelle che più ci hanno riempito di gioia sono state la riscoperta di Orsola Maddalena Caccia, monaca, grandissima pittrice del ‘600, che era praticamente sconosciuta prima della nostra mostra. Il nostro catalogo è stato il primo e fino ad ora l’unico che esiste su di lei e la nostra mostra ha dato il via a tutta una serie di iniziative. Un altro personaggio a cui ci siamo molto affezionati è Spazzapan, artista vissuto anche a Pinerolo e completamente dimenticato dalla critica artistica degli ultimi decenni. Un’altra mostra che ci ha segnato molto è quella su Porcinai, il più grande paesaggista italiano del ‘900.

La Fondazione Cosso è una vera e propria impresa culturale: quante sono le persone impegnate e quali sono le problematiche per gestire questa impresa?
Sì, è un’impresa in tutti i sensi. Noi siamo dieci persone fisse assunte dalla Fondazione Cosso, più un consistente numero di collaboratori esterni. Le difficoltà sono legate innazitutto al seguire contemporaneamente tutte le anime della fondazione, che spaziano dalla natura, alla musica, all’arte con i bambini, agli anziani, ai progetti coi disabili... che meritano tutti uguale attenzione. Un’altra difficoltà è quella di dosare con equilibrio la gestione del personale molto giovane, formandolo, ma allo stesso tempo appoggiandolo nella crescita personale senza prevaricare, per costruire uno staff di persone che abbiano a cuore la fondazione, ma che allo stesso tempo si sentano partecipi di una crescita.

È un’impresa che sta in piedi con le proprie forze o c’è bisogno del mecenatismo per sostenersi?
Considerati i grandi investimenti richiesti dalla ricerca e dall’innovazione continue che caratterizzano la nostra Fondazione il mecenatismo è fondamentale.
Agli investimenti per le attività presentate al pubblico ogni anno, si somma l’impegno per il restauro del castello e del suo parco storico. La sfida per i prossimi anni sarà sicuramente la sostenibilità economica della Fondazione.
Ad oggi il riconoscimento e il sostegno da parte di alcune importanti istituzioni come Regione Piemonte, Compagnia di San Paolo, Fondazione Crt, relativi ad alcuni progetti, ci confortano molto.

Miradolo è un po’ periferica rispetto alla città capofila del territorio, Pinerolo. Quali sono i rapporti con la città?
I rapporti sono buoni. Diciamo che potrebbero migliorare sia con le istituzioni che con le associazioni culturali. Con molte associazioni lavoriamo molto bene, con l’amministrazione cittadina quando siamo stati interpellati abbiamo sempre dato la nostra disponibilità. Forse da parte della nuova amministrazione non vi è ancora una visione completa di tutte le realtà del territorio e quindi di tutte le sue potenzialità: studiare queste realtà e provare a metterle assieme potrebbe essere una cosa molto positiva. Noi siamo sempre aperti a delle collaborazioni.

Periodicamente in città si accende il dibattito sulle politiche culturali. Che cosa è necessario secondo lei per una seria politica culturale?
Credo che per una seria politica culturale si debba innanzitutto conoscere bene il territorio, con i suoi limiti e risorse e puntare su quelle che sono le potenzialità. Per fare questo ci vogliono delle competenze specifiche e delle professionalità di settore. Ho la sensazione che in Italia (pure a Pinerolo) la persona che si occupa di cultura sia sempre stata l’ultima ruota del carro. Se ci fossero delle professionalità nei giusti ruoli secondo me si potrebbe lavorare molto bene sulle enormi (ripeto enormi!) potenzialità che ha Pinerolo. Naturalmente per fare ciò bisogna avere una visione d’insieme, che possa anche essere raccontata e condivisa in modo che i cittadini la sentano una cosa propria.

La sua famiglia è proprietaria in corso Torino, a Pinerolo, di un grande immobile di archeologia industriale. Avete un qualche progetto su questo stabile?
Questo immobile ci è caro per tre motivi: perchè è una memoria storica di quello che è stato per la vita di mio nonno e di mia mamma, perchè è un pezzo importante della memoria industriale di Pinerolo e anche perchè è un sito bellissimo dal punto di vista architettonico, dove si potrebbero fare mille cose. Noi siamo in attesa da tanti anni che l’amministrazione capisca l’importanza di questo luogo e faccia una variante al piano regolatore per utilizzare al meglio questo spazio. Da quando abbiamo iniziato a dialogare con il Comune si sono susseguite tre amministrazioni diverse, ma le lungaggini delle pratiche comunali non si sono sbloccate: il progetto forse non è stato pienamente capito. È un progetto che invece di destinare quello spazio a mille speculazioni edilizie e commerciali vorrebbe metterlo in sinergia con il castello di Miradolo per farne un secondo polo culturale a disposizione della città. Il desiderio grande è di legare le due realtà.

L’attuale amministrazione di Pinerolo ha deciso di puntare sul centro storico per rilanciare la città. Come operatrice culturale qual è a suo parere la condizione di fondo perchè questo avvenga?
La scelta di puntare sul centro storico è assolutamente giusta, perchè è il cuore della città, è un centro storico molto bello, che ha una serie di problematiche ma tutte risolvibili. La bellezza è il punto di partenza: io credo che a un cittadino o a un turista piaccia stare in un luogo bello, con vasi, piante, panchine, ecc. con la cura per un luogo che è di tutti. Poi bisogna puntare sul coinvolgimento dei commercianti e ristoratori perchè diventi un luogo vivo e pulsante. Un’altra cosa molto importante è di inserire all’interno del centro storico la programmazione di una serie di eventi di qualità per attirare anche le persone da fuori. Insomma si tratta di lavorare su due livelli: uno sui pinerolesi per far scoprire la bellezza di questo luogo e in secondo luogo farlo scoprire ed amare da chi viene da fuori. Le cose belle e i bei progetti richiedono sempre anche la capacità di raccontarli per farli apprezzare.

Ritorniamo alla Fondazione. Ci può anticipare qualcosa sulle prossime mostre o iniziative in programma?
L’11 novembre inauguriamo la mostra su Fausto Melotti che è un po’ una novità per noi perchè non abbiamo mai fatto una mostra di scultura. Poi proseguiamo con il racconto del parco e il progetto Ulisse con le scuole e l’impegno nel sociale.