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Pinerolo Indialogo

Novembre 2017


Dialogo tra generazioni
 
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 Il Passalibro 

Roberto Calasso
L'innominabile attuale


di Cristiano Roasio

 


Pinerolo Indialogo - Anno 8 - N.11 - Novembre 2017

Nulla è reale, tutto è lecito: prima di essere la tag-line di una famoso videogioco, era effettivamente il motto della prima setta, islamica, di assassini. Se niente è reale posso fare tutto e quello che faccio non ha senso se non viene condiviso, non importa se bello, brutto, tremendo o inutile come un piatto di affettati o una spiaggia affollata, ed una volta condiviso muore nel rumore bianco delle informazioni.

Terroristi, turisti, hacker, Big Data... Cosa dire di questo libro? Fa paura. Paura, perché dice di non ignorare la paura. Paura, perché dimostra una cultura tremenda: un brivido di esaltazione pervade il lettore che riesce a districarsi prima di piombare nell’abisso dell’ignoto. Paura, perché tratteggia una società secolarizzata che, dopo l’esperienza tragica (riassunta in una cinquantina di pagine finali con citazioni sulla sormontante violenza tra il 1933 e il 1945 che spuntano come capelli dal suolo di Treblinka, così come raccontato da Grossman) della Religione dello Stato, e dopo aver capito che nel miglior governo possibile si annida la possibilità di andare a votare per il Mostro, il mostro della democrazia diretta, senza intermediari, senza esperienza e senza finalità condivise (condivisione tra persone non condivisione di se stessi e basta...), non riesce più a sacralizzare nulla ed è fagocitata dai dati, un mondo dove il male assoluto è di una banalità sconcertante perché social, turismo, terrorismo sono simili: un’esperienza inutile intessuta nei Big Data, dove il controllo sta in mano a chi seleziona gli eventi.

Oggi avere potere significa sapere che cosa ignorare (pag. 82)

Dal signor Adelphi è lecito aspettarsi libri del genere, ma continua a spaventare tanta aderenza al mondo che ci circonda, una realtà non più Dadaista, dove l’abrasione del significato era una sconnessione universale, ma Dataista dove la connessione universale è artefice dell’abrasione del significato e dove chiunque "diventa un fiero ed irrilevante soldatino di silicio in un esercito di cui tutti ignorano dove si trovi – e se vi sia – lo Stato Maggiore" (pag. 80).

E se già Baudelaire scriveva abito per sempre un edificio che sta per crollare (l’unica modifica è da fare al numero delle torri, due e gemelle), o se l’uomo secolare, laico e libero nella sua schiavitù di assenza di schiavitù, si trova assediato da stranieri dalla pelle più scura che lo guardano con occhio infido di chi si sente altrove, se persone che respirano il sacro morente di una religione che si aggrappa alla violenza mentre scelgono quale perversione visionare sul loro smartphone, video che li schifano ed allo stesso tempo li eccitano, come quelle spianate di carne ad arrostire in fortini di massa costruiti dal turismo... bé non so che dire. Neanche la cultura ed il distacco isolazionista sembrano essere un’ancora di salvezza. Se non altro c’è sempre qualcuno che avverte, abbiate paura dell’innominabile attuale.