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Novembre 2017


Dialogo tra generazioni

 

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 Giovani @ Scuola 

Orientamento

In Italia pochi laureati. Eppure laurearsi conviene

di Redazione

Pinerolo Indialogo - Anno 8 - N.11 Novembre 2017

Un problema ormai centrale per il futuro del nostro Paese è senza dubbio quello dell’università e della ricerca scientifica.

Il numero di laureati
Il primo aspetto notevole è che il sistema universitario italiano si è ridotto di circa un quinto rispetto alla massima dimensione che si è registrata fra il 2004 e il 2008. Per dare dei numeri:

  • tra il 2014 e il 2015 gli immatricolati si riducono di oltre 66 mila, passando da circa 326 mila a meno di 260 mila (-20%)

  • i docenti da poco meno di 63 mila a meno di 52 mila (-17%)

  • il personale tecnico amministrativo da 72 mila a 59 mila (-18%)

  • i corsi di studio scendono da 5634 a 4628 (-18%)

  • il fondo di finanziamento ordinario delle università si riduce del 22,5%.

Non è certo solo effetto della crisi: in Italia la riduzione della spesa e del personale è stata maggiore nell’università che negli altri settori dell’intervento pubblico: tra il 2008 e il 2013 i docenti universitari si riducono del 15%, il totale del pubblico impiego di meno del 4%. La decrescita avviene per di più a partire da dimensioni notevolmente inferiori rispetto al sistema universitario europeo. Dei tanti indicatori disponibili, basta ricordarne uno, di estrema importanza, sia intuitivamente perché riguarda il futuro del nostro Paese sia perché è uno degli indicatori di Europa 2020: la percentuale di giovani dai 20 ai 34 anni in possesso di laurea rispetto al totale è la più bassa del vecchio continente.

L’Europa si è data l’obiettivo nel 2020 di avere il 40 per cento di giovani laureati. L’Italia nel 2014 è al 23,9%: questo la colloca all’ultimo posto tra i 28 Paesi della Unione europea: alla luce delle dinamiche in corso potrebbe essere superata anche dalla Turchia di Erdogan, e nel 2020 si è posta l’obiettivo realistico di arrivare al 26-27% che la manterrebbe all’ultimo posto.

La regione italiana con il numero maggiore di laureati è il Lazio, che ha il 31% di laureati e si colloca su un livello pari al Portogallo. Quattro regioni italiane, tutte del Mezzogiorno, si collocano agli ultimi dieci posti per numero di immatricolati, nella graduatoria delle 272 università europee. La Sardegna (17,4%) è penultima nella classifica continentale: la sua percentuale è superiore soltanto alla regione ceca del Severo Zapad. Ed è poco più di un terzo rispetto alla Svezia. Una prova ulteriore dello scarso interesse che le nostre classi dirigenti hanno per le nuove generazioni.

Lauree e stipendi
Eppure studiare "paga", ha spiegato Alessia Tripodi sul Sole24Ore. Mettendo in rapporto i primi stipendi annui dei neolaureati con la spesa totale sostenuta dalle famiglie, si può misurare il "ritorno" economico dell’investimento in istruzione, che sembra notevole.

I numeri dicono che, a fronte di un costo totale di 31.750 euro per una laurea quinquennale e di uno stipendio medio annuo di 16.800 euro, il tasso di rendimento che ne risulta è pari al 53 %. Un tasso che può salire ancora secondo Federconsumatori, che nella sua indagine 2014 sui costi degli atenei italiani, stima in 19.000 euro il costo totale di una laurea triennale e in 13.200 euro lo stipendio medio annuo di un giovane fresco di laurea: due valori che, messi a rapporto, danno una percentuale di rendimento del 69 %. Diversa la situazione negli Stati Uniti, dove - secondo i dati Ocse - i costi ben più elevati dell’istruzione fanno precipitare la percentuale di "ritorno" al 30%.

Per approfondire, visitate l’articolo integrale del Fatto Quotidiano e del Sole24Ore.
https://www.wecanjob.it/archivio21_pochi-laureati-in-italia-wecanjobit_0_15.html