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Pinerolo Indialogo

Novembre 2017

Dialogo tra generazioni

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 Viaggiare


Da Ivrea a Palestro

Ultime tappe della Via Francigena del nord 

di Angelica Pons con Mauro Beccaria

Pinerolo Indialogo - Anno 8 - N.11 - Novembre 2017

   

E’ tornato domenica 22/10, dopo esser partito da Canterbury 45 giorni prima, da subito sognavo di raggiungerlo. Sono stata anche questa volta la sua memoria storica, geografica ed emozionale: come dal campo base c’è il contatto via radio, qui c’era il contatto wi-fi o telefonico.

Inghilterra, Francia, Svizzera, Italia: 4 Stati. Variegati panorami: dai campi di rape ammucchiate ai lati come teschi della Normandia, ai girasoli da raccogliere, ed ai vitigni dello Champagne e poi dell’Erbaluce Caluso, fino alle nostre risaie. Differenti accoglienze: cattoliche, luterane, laiche, B&B; dai lettini a castello al carro del Far West, e tante brave persone. Tempo piovoso al passo di Calais, poi sole, fino alle nebbie vercellesi.

Aver percorso alcuni degli oltre 1300 km mi ha fatto sentire come il camminare fa bene, libera la mente, fa volare lo spirito e radica il corpo. La verità è nel corpo. Fa respirare. Ma non tutti hanno i giorni e la forza per compiere imprese - che poi Mauro non ritiene siano alcunché - così raccomando tutti di esercitarsi nel respiro profondo che risana.

Avendo sperimentato come raggiungere in treno le tappe vicine, questo percorso si può proporre ad amici come cammino breve. Il giovane seminarista don Sami ci aspetta ad Aosta, così come i cappuccini a Chatillon, per condividere un pezzetto insieme, magari con il nostro nuovo vescovo mons. Derio.

Ad Ivrea si cammina attraverso i boschi radi e multicolori, incontrando gli ultimi specchi d’acqua dopo quelli alpini. Si raggiunge così il placido lago di Viverone, con un microclima tiepido. Gli ultimi vigneti sono affiancati da pilastrini di pietra morenica che assorbono il calore e poi lo rilasciano alle coltivazioni. La vendemmia è stata flagellata dalla grandinata dei primi di settembre, ma il paesaggio è incantevole. Si arriva a Roppolo, a Villa Emilia, in un caldo pomeriggio autunnale, gioiosamente accolti da Loretta e dal cagnolino Faruk, in una sistemazione multietnica e magica, con ricordi di una vita in giro per il mondo specialmente in oriente. Ritemprati e rifocillati al mattino si riparte in direzione Santhià, e si incontrano le risaie, ed anche la nebbia. La temperatura si fa fresca ed umida. Si raggiunge Vercelli come in un’imbottitura di cotone, seguendo la statale e facendo bene attenzione alle auto, perché nei campi non si vede a un palmo dal naso. Il corpo è dolorante ma è intero, sta prendendo coscienza di ogni sua piccola parte.

La meraviglia è che dopo una serata come in famiglia, al rinnovato ostello di S. Eusebio, in buona compagnia dell’ospitaliero Giulio dal gran cuore, del fratello Giovanni e di Enrico gran camminatore, si cena insieme, ci si riposa e poi si può ripartire come nuovi. La mattinata si fa visita ad amici cari, al Duomo di S. Eusebio ed alla Basilica di S. Andrea, con sosta dalle volontarie della Croce Rossa. Si riprende così un bel sentiero che sovrasta la nebbia e le risaie, i campi gialli già raccolti, con le balle di paglia, oppure da raccogliere perché seminativo, o a maggese, tutto in pianura, verso Palestro, la nostra ultima tappa che si intravvede attraverso il "velo" di pioppi in lontananza, oltre il torrente, sorvolato da anatre, corvi, falchi ed aironi, presso l’antica Torre Merlata, un luogo storico gestito armoniosamente da Ambra Castellani, la nostra cara amica, che insieme al marito Paolo ed il loro meraviglioso pupetto Efrem ci riservano un’accoglienza strepitosa.