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Pinerolo Indialogo

Aprile 2017


Dialogo tra generazioni

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 Benchmarking territoriale 



Il merlettificio Turck

Un sogno quasi visionario: l'esempio del Mill City Museum

 

di TAC - www.tac-lab.it

Pinerolo Indialogo - Anno 8 - N.4 - Aprile 2017

Non possiamo certo dire che l’ex merlettificio Turck sia uno degli edifici più belli della nostra città. Non ci azzarderemmo neppure a pensare che l’area, così com’è oggi, possa qualificare in meglio la consistente porzione urbana cui fa capo. Eppure non possiamo non ribadire come questo sia tra i più importanti monumenti storici di tutta Pinerolo. L’intero settore produttivo condensa su di sé una quantità di valori identitari, di memoria, legati alla storia architettonica, manifatturiera e industriale che difficilmente ha il pari in quasi tutta la Penisola, e può anzi confrontarsi con i ben più blasonati centri biellesi e, in Europa, del lionese.

La marginalizzazione e l’incendio che lo devastò il 13 ottobre 2013 lo hanno reso un patrimonio assai fragile. Il fuoco si è accanito proprio con la parte che ancora conservava i caratteri antichi del Follone, cancellando i solai d’interpiano lignei, ma salvando i pilastrini in ghisa e le travi metalliche che ne scandivano l’ambiente.

Ciò che ora rimane è quindi un grande rudere, una cattedrale del lavoro bruciacchiata e in parte senza tetto.

Un evento di questa portata sottolinea un’occasione perduta, poiché una politica lungimirante e tesa a tutelare le testimonianze storiche d’interesse avrebbe messo in atto azioni conservative senza attendere la completa manomissione del bene.

Fortunatamente, esistono nel mondo diversi eventi catastrofici che sembravano voler "incentivare" una riqualificazione radicale – fatta di abbattimenti e ricostruzioni – che hanno avuto diversa conclusione, con la valorizzazione di quanto rimasto. È ciò che è accaduto alla General Mills di Minneapolis (USA): questa fu uno dei più grandi complessi molitori del mondo, costruito nel 1874 e abbandonato novant’anni più tardi. Buona parte dell’edificio fu distrutto da un incendio nel 1991, ma la dichiarazione d’interesse nazionale e la ferma volontà della società civile ne hanno favorito una riqualificazione attenta ai caratteri fondanti della sua storia: nulla è stato ricostruito à l’identique, e addirittura i ruderi dei muri, che lasciano l’edificio senza copertura, sono stati conservati così come lasciati dall’incendio. All’interno di quanto rimaneva è stata poi inserita una struttura totalmente moderna, in acciaio e vetro, con funzione museale (Mill City Museum). Nessuna delle stratificazioni della storia è stata eliminata e, anzi, il nuovo intervento ha permesso di rendere il complesso uno snodo culturale di grande peso nella città, rivalutando un ampio settore urbano.

La possibilità che il Follone non venga ricostruito – tantomeno demolito – ma che si possa ragionare su interventi dichiaratamente moderni, con l’inserimento al suo interno di nuove funzioni compatibili, rispettose della sua morfologia e della sua storia non è che, allo stato attuale, un sogno quasi visionario (al quale ha dato forma il concorso di Italia Nostra di alcuni anni fa). Ci sembra però giusto, ogni tanto, ricordarci che questo importante pezzo della nostra storia è ancora lì – martire testimone del lavoro – e che esistono molte possibilità alternative alla sua cancellazione affinché continui a ricordarci il glorioso passato produttivo di Pinerolo, che fu vanto per tutti i suoi cittadini.