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Pinerolo Indialogo

Sett-Ottobre 2017


Dialogo tra generazioni

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 Primo piano 



Docenti universitari pinerolesi / 36

Micol Long, docente di Storia del Medioevo a Gand

«Un ricordo indelebile di Pinerolo è il suo panorama. Mi piacerebbe ci fossero più piste ciclabili»

 

a cura di Antonio Denanni
Pinerolo Indialogo - Anno 8 - N.9 Sett-Ottobre 2017

Ci parla di sé e del suo lavoro in università?
Sono nata a Pinerolo nel 1985, e qui ho frequentato il Liceo Scientifico "Marie Curie". Ho poi studiato Storia all’Università degli Studi di Torino e, avendo scoperto la passione per la ricerca, ho proseguito con un dottorato, sempre in Storia, alla Scuola Normale Superiore di Pisa. Da allora ho avuto la fortuna di poter continuare nel mondo della ricerca accademica, anche se a costo di spostarmi per l’Europa: prima in Germania e ora in Belgio. In quest’ultimo paese ho, da tre anni, un contratto all’università di Gand: faccio soprattutto ricerca (in particolare, studio il modo in cui funzionavano i processi di apprendimento all’interno di alcuni monasteri medievali), oltre a un po’ di insegnamento. Per esempio, quest’anno tengo un corso nel quale cerco di insegnare agli studenti come si usano le fonti storiche medievali e uno in cui rifletto insieme agli studenti su come è stato percepito il Medioevo nelle epoche successive, compresa la nostra. Il mio contratto scade tra un anno, dopo il quale molto probabilmente mi sposterò di nuovo, insieme a mio marito e nostra figlia.

La sua specializzazione è il Medioevo. Che insegnamento trarre da quel periodo?
Il Medioevo é stato un periodo di grandi trasformazioni, di grandi crisi, se vogliamo usare il termine, che a tratti agli uomini e alle donne dell’epoca devono essere sembrati "la fine del mondo", eppure da ogni crisi è nato qualcosa di nuovo: le strutture politiche, sociali e culturali si sono adattate, mutando, e creando qualcosa di nuovo. Il medioevo è stato definito "l’étà della sperimentazione", e questo ci ricorda che ogni crisi, per quanto dolorosa, è anche occasione di rinnovamento e ripensamento.

Quali sono invece le cose da rigettare?
Sarebbe facile rispondere elencando cose che, confrontate con il nostro presente, ci paiono negative e arretrate, come la condizione della donna (o almeno della maggior parte delle donne), l’intolleranza diffusa nei confronti di fedi diverse dalle proprie e via dicendo. Tuttavia credo che dare dei giudizi di valore su epoche diverse sia sempre delicato: ogni cosa andrebbe storicizzata, compresa nel suo contesto, tenendo conto di come era la situazione in precedenza e di come si è poi evoluta. Certo, nel Medioevo ci sono stati eventi atroci, come per esempio le crociate, ma questo vale anche per la nostra epoca. Forse, in fin dei conti, risponderei che niente va semplicemente "rigettato" : tutto, comprese le cose che oggi percepiamo in modo negativo, va compreso, per quanto possibile, perché ci sia di insegnamento.

L’evento epocale del momento attuale è quello delle migrazioni. Era un fenomeno presente anche allora e qual era il comportamento dei popoli?
Sicuramente sì: l’inizio convenzionale del Medioevo è l’epoca delle grandi migrazioni "barbariche", dei popoli germanici (ma non solo) che si insediano in territori precedentemente romanizzati. Poi, più tardi, arriveranno altri gruppi umani: vichinghi, ungari, saraceni... Ci furono ovviamente degli scontri, ma anche delle esperienze di convivenza pacifica, di condivisione e addirittura di fusione con le popolazioni locali.

Lei insegna all’Università di Gand in Belgio. È stato un ripiego come per altri giovani che non hanno trovato lavoro in Italia o un’occasione che si è presentata?
Direi un ripiego, perché se avessi trovato una posizione a condizioni analoghe in Italia sarei rimasta. Detto questo, è stata una scelta libera e consapevole, fatta per poter continuare a costruire una carriera molto specifica e molto competitiva, e veder riconosciuta la dignità del mio lavoro. Sicuramente ha pesato il fatto che avessi già fatto delle esperienze all’estero e non avessi paura di ricominciare da zero in una nuova città e con una nuova lingua. E da ultimo, per me è stato fondamentale che il mio fidanzato, ora mio marito, fosse disposto a seguirmi.

Che differenza c’è tra l’università italiana e quella belga?
Sicuramente ci sono molti più giovani nell’università belga, sia tra i ricercatori post-dottorali sia tra i professori. Forse anche per questo, ma non solo, i rapporti con i professori sono più informali e - direi - più facili: ho l’impressione che in Italia i professori siano a volte poco avvicinabili, o comunque che la differenza di età e di gerarchia pesino molto nei rapporti tra dei giovani, non solo studenti ma anche dottorandi, e dei professori affermati, per lo più avanti con gli anni. In Belgio i rapporti tendono a essere più paritari: anche i giovani dottorandi sono trattati come colleghi.

Parliamo di Pinerolo, sua città natale. Quali sono i ricordi più belli o i luoghi che apprezza di più?
Un ricordo indelebile è legato al panorama: dovunque io vada nel mondo, mi pare di non poter avere un panorama più bello di quello di cui godevo dalla mia finestra a Pinerolo, con la vista sulle montagne, e in particolare sul Monviso. Poi trovo che Pinerolo, per le sue dimensioni, sia una città che offre parecchio dal punto di vista culturale. Il centro storico della città è grazioso, e spesso ci porto a passeggiare amici stranieri, che magari non avevano mai sentito parlare di Pinerolo, e la trovano bella.

E quelli più brutti o da criticare?
Scherzando (ma non del tutto) potrei dire la lentezza e i ritardi dei treni quando li prendevo ogni giorno per andare a studiare a Torino. Più seriamente, mi viene in mente una certa mentalità provinciale, per cui Pinerolo come centro non ha dignità sufficiente, e per fare tante cose bisogna andare a Torino. Credo che sia necessario lottare per ottenere o per costruire un buon livello di servizi in tutti campi, o in più campi possibile, a Pinerolo: non tutti possono o vogliono spostarsi, magari in macchina, per andare a Torino per le proprie necessità.

Una proposta per rendere la nostra città più bella ed attraente?
Più piste ciclabili. La dimensione di Pinerolo permette di spostarsi in bicicletta, ma mancano le strutture che qui in Belgio sono all’ordine del giorno: piste ciclabili, rastrelliere, perfino punti di "ristoro" in cui si possono rigonfiare le gomme... Potrebbe anche essere un modo per incentivare il turismo, dato che il cicloturismo è in crescita.