Pinerolo Indialogo

MAGAZINE DI CULTURA E DI INFORMAZIONE LOCALE

 



Home page
Redazione
Contatti
Archivio
Album fotografico
Testate giornalistiche
Links utili
 
   

 


 




Pinerolo Indialogo

Sett-Ottobre 2017


Dialogo tra generazioni

Home Page :: Indietro

 Dal mondo 



Tendenze

Senza accorgercene così diventiamo razzisti

di Alessandro Castiglia

Pinerolo Indialogo - Anno 8 - N.9/10 - Settembre/Ottobre 2017

Perché uscendo ogni mattina è normale sentire per strada invettive razziste od omofobe con la stessa noncuranza con cui si parlerebbe della partita della sera prima? E’ così ovunque o è l’ennesima tipicità italiana?
Pochi mesi fa l’esito delle elezioni presidenziali francesi ha portato il Front National ad essere il secondo partito del Paese, un risultato storico per la sua leader Le Pen e per l’intera estrema destra xenofoba.
Mi è sorta spontanea una riflessione: com’è possibile che un partito, che fino a trent’anni fa faticava a racimolare voti di nostalgici fascisti e degli ex colonialisti rimanendo socialmente emarginato, sia riuscito nel 2017 ad arrivare al ballottaggio raggiungendo il 33,9% dei voti, nonostante la massiccia disillusione nei confronti della politica? Ci può essere un collegamento con ciò che vivo ogni giorno in Italia?
Evidentemente Marine Le Pen ha saputo capire meglio di tutti le esigenze del proprio elettorato.
Ma come? Da quando ha preso il posto di suo padre alla guida del partito, Marine ha apportato un enorme restyling al Front National, creando un nuovo profilo molto più rassicurante e "politically correct" rispetto al passato, espellendo il padre antisemita ma soprattutto rivoluzionando il registro comunicativo sul tema principale per il Front: le minoranze mussulmane.
Marine ha trasformato la tradizionale "guerra santa" contro i valori "sbagliati" dei mussulmani in una lotta di principio per la riaffermazione di laicità dello Stato francese.
Rispetto per la laicità della grande Repubblica democratica francese, queste le parole d’ordine.
Facendo leva sullo spiccato senso di patriottismo dei francesi, la classica invettiva razzista viene in qualche modo "legalizzata" e resa accettabile per essere divulgata online, nelle famiglie, nelle piazze, per la strada.
Marine Le Pen utilizza una strategia ben precisa: non parla mai di clandestini e migranti, bensì di "Fondamentalismo islamico", di terrorismo e di necessità di sicurezza per il popolo (di cui lei si fa garante).
In questo modo razzismo e odio verso le minoranze vengono velati da un linguaggio populista, con il quale non si può che essere d’accordo.
La difesa dei valori francesi"au nom du peuple" riesce inconsciamente a portare al centro dei pensieri di più di dieci milioni di francesi l’idea che esista una naturale contrapposizione tra chi è un patriota e chi non merita di esserlo. Il nemico è individuato sfruttando temi generali e superficiali nei quali tutti possano rispecchiarsi.
Ciò che mi preoccupa è che in Italia, quando la mattina cammino per strada, temo di osservare i risultati dello stesso processo che ha portato il Front National a sfiorare la conquista dell’Eliseo.
Così rischiamo di cadere in inganno, rischiamo di diventare razzisti senza accorgercene.
Il primo passo per non cascare in questo tranello è forse quello di fermarsi e riflettere: chi ci spinge contro "Gli Altri" sta veramente cercando di proteggerci, o semplicemente bada ai propri interessi?