Pinerolo Indialogo

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Pinerolo Indialogo

Sett-Ottobre 2017

Dialogo tra generazioni

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 Viaggiare


In montagna

Una domenica al G.Paradiso 

di Angelica Pons con Mauro Beccaria

Pinerolo Indialogo - Anno 8 - N.9/10 - Settembre-Ottobre 2017

   

Il gran caldo di questi giorni incoraggiava, nonostante le previsioni dubbie. In auto, con l’autostrada e poi la Ssp 460 si sale fino a Cuorgné e poi si prosegue fino a Ceresole Reale, attraversando campi di cereali e mais che poi si trasformano in boschetti verdeggianti ed orti, fino alla pineta che rimane tale a sinistra della strada, mentre a destra cespugli di iperico, poi garofani e fagioli selvatici. Una galleria di pochi km e da lì si apre una porta su un altro mondo. Mucche al pascolo sui pendii, campetti di pallone improvvisati nelle radure, casette ricoperte di lose armonizzate con le sporgenze di roccia, circondate da gerani, digitali, angeliche e rododendri in piena fioritura. Il grande lago occhieggia calmo e poi ci lascia, fino alla vista della grandissima diga, vicino un prato cosparso di botton d’oro. Si sale ancora e si ammirano i due laghi artificiali sovrastanti, uno blu, il lago Serrù, contenuto dalla muraglia, ed uno verde, il lago Agnel, ad ovest; immissario il torrente Orco, all’altitudine di 2.200 m. Insieme a quello di Ceresole e ad altri laghi vicini alimentano varie centrali idroelettriche. Questa strada era stata costruita nel 1931 proprio per raggiungere i laghi.
Una chiesetta dedicata alla Madonna della neve domina la valle dell’Orco. Qui, davanti alla diga, c’è un grande parcheggio: da qui si può ancora proseguire in auto e i bus, fare sentieri a piedi, la carrozzabile in bici, oppure lasciare qui l’auto, la domenica, da luglio a settembre, perché una navetta condurrà in quota i turisti per preservare l’ambiente.
Infine, con l’ultimo tratto di salita, si raggiunge il Colle del Nivolet.
Si tratta di un valico nelle Alpi Graie, a quota di 2.612 m e divide la Valle dell’Orco (Piemonte) e la Valsavarenche (Valle d’Aosta), non lontano dal confine italo-francese.
Da lì si vede a destra il rifugio Città di Chivasso 2.604 m, e scendendo il Rifugio Savoia 2.534, antica casa di Caccia dei sovrani di casa Savoia, da dove parte la nostra escursione, con i Laghi Rosset proprio a portata di passo. Da qui ne partono tante, in realtà, non c’è che l’imbarazzo della scelta, in base al tempo ed alle forze a disposizione, tragitti percorribili in un paio di ore o in alcuni giorni. Noi vi siamo arrivati di buon’ora e siamo saliti oltre la prima piacevole salita, poi più su in cima al cocuzzolo di una roccia a forma di piramide e fino in vista del lago Nero, ma non oltre, anche se il pellegrino voleva risalire il passo successivo, però c’è ancora neve e faceva pure freddo. Marmotte timide, fiori primaverili: viole, genziane, tremanti anemoni e timidi ranuncoli; specchi d’acqua di tutte le sfumature del turchese e del blu. Nel cielo si sfiocchettano le nuvole e proiettano i riflessi sull’acqua; le loro ombre corrono sui prati che così chiazzati paiono il mantello delle mucche al sole. Altri camminatori salgono, alcuni si fermano, alcuni proseguono oltre noi. Un papà col figlioletto, due amiche, alcune coppie non di giovane età, motociclisti, famigliette allegre, gruppi di giovani clienti del rifugio, dove si può pernottare a costi ragionevoli, purché con sacco lenzuolo: 13 camere da 2-3-4 posti letto, una sala da pranzo con cucina casalinga e un piccolo bar.

Fino al 24 settembre la mostra "Sono un ragazzo fortunato" con le foto di Mauro Beccaria al Centro culturale Inqubatore di Venaria saranno esposte e vendute ad offerta a favore della Fondazione Piemontese per la ricerca sul cancro, dell’Ircc di Candiolo.