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Pinerolo Indialogo

Febbraio 2018


Dialogo tra generazioni

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 Officine del suono 


Musica emergente

De Marco /Concas Blues Duo


di Isidoro Concas

Pinerolo Indialogo - Anno 9 - N.1-2 - Gennaio-Febbraio 2018

 

De Marco/Concas Blues Duo, attivo da tre anni, è un duo blues formato da Giuliano De Marco ed Isidoro Concas.I

l termine "Blues" è molto generico, si riferisce a molti approcci spesso diversi tra loro. Voi che blues fate?
Ci riferiamo ad un blues non molto moderno, non elettrico e più votato al folk che al rock: la maggior parte dei brani che riadattati arrivano dagli anni venti, alcuni sono pezzi tradizionali di cui non si sa né l’autore né l’epoca precisa. Ci alterniamo tra blues, ragtime, gospel e folk, e da lì cerchiamo di metterci del nostro. Improvvisando molto, abbiamo scoperto quanto il blues possa accogliere al suo interno altri generi: spesso all’interno di brani standard inseriamo particelle ritmiche, approcci agli strumenti o attitudini vocali mutuate da panorami molto distaccati dal blues: hard rock, hip-hop, vaudeville, drum n’ bass e musica balcanica rientrano tutti nelle influenze che cerchiamo di portare all’interno dei pezzi senza snaturarne il suono. Spesso ci riesce, e quando non ci riesce di solito il pubblico premia il coraggio dei tentativi. Abbiamo anche tentato di fare il processo inverso: abbiamo in scaletta un raga indiano che abbiamo "bluesizzato", e che ci piace molto. Magari continueremo in questa direzione.

Siete solo in due: come vi organizzate, nel costruire i pezzi?
Il dialogo è parecchio spontaneo: provando e riprovando, si trovano le strutture che ci suonano meglio. C’è di buono che non scriviamo pezzi: il processo autoriale qui è di riassemblamento e modifica, più che di creazione in toto, e nonostante tutto gli interventi che facciamo spesso sono massivi, e lasciamo sempre spazio ad impulsi nati sul momento. L’interplay è stato fondamentale, per noi: non avessimo imparato a comunicare, letteralmente non sapremmo dove né come finire i pezzi. L’unica parte effettivamente autoriale è quello che chiamiamo "in blues del giorno", che è un testo che viene scritto il giorno stesso del concerto per cercare di rendere più contestuale l’umore del blues che portiamo a seconda del posto. Questo blues può seguire le strutture più disparate: lo abbiamo suonato sopra gli standard, assieme a musicisti ospiti, completamente improvvisando. Ultimamente ci stiamo appassionando allo storytelling, che si unisce alla passione di Isidoro per la Slam Poetry: stiamo sperimentando negli ultimi mesi come rendere efficace questo approccio al blues, ed i risultati sono incoraggianti.

Voi avete cominciato come buskers, e solo in seguito avete affiancato questoi concerti veri e propri. Che differenze trovate tra questi due scenari?
   La strada è stato un ottimo campo di allenamento, e spesso ci ritorniamo: i passanti che ti parlano, il poter stravolgere la struttura dei pezzi e l’ordine della scaletta, il livello di attenzione del pubblico che è determinato solo dal suo effettivo interesse e non dal fatto che sia lì per ascoltarti, il solo fatto di trovare il posto giusto, non troppo rumoroso e con un buon afflusso di gente e possibilmente caldo ma non al sole, tutti questi fattori sono utili per acquisire consapevolezza, sia di quel che ognuno può fare singolarmente, sia di noi come gruppo. Alcune di queste esperienze le portiamo poi anche in live: è per questo che sappiamo gestirci in diversi contesti, e anche per questo il dialogo col pubblico spesso finisce per essere intimo o così conviviale da far partire una jam. Abbiamo cercato anche di calarci in altri contesti: abbiamo suonato per laboratori di danza, come contorno ad altri eventi, all’interno di performance teatrali o durante conferenze, e tutto questo ha arricchito il nostro suono.