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Pinerolo Indialogo

Aprile 2017

Dialogo tra generazioni

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 Giovani & Lavoro 

La nuova geografia del lavoro (E.Moretti) 

Capitale umano e imprese innovative


di Nicola Bianciotto

Pinerolo Indialogo - Anno 8 - N.4 Aprile 2017

 

Attrarre capitale umano e imprese innovative è ormai vitale per il nostro territorio.
Dobbiamo superare la crisi d’identità propria di città e paesi che hanno subito la contrazione dell’industria manifatturiera tradizionale e che al suo lento ed ineluttabile declino non hanno opposto progetti e sfide diverse.

Lo scenario nel quale ci muoviamo è il prodotto del passaggio da un’economia della produzione ad un’economia della conoscenza.
Le forze in campo sono la globalizzazione e il progresso tecnologico che determinano la chiusura delle industrie manifatturiere tradizionali ma aumentano i posti di lavoro nel campo dell’innovazione, ambito che considera qualsiasi occupazione capace di generare nuove idee e nuovi prodotti.

E’ fondamentale considerare la natura aggregante dell’innovazione; infatti l’economia postindustriale, basata sul sapere, ha una tendenza intrinseca molto forte verso l’agglomerazione: la distribuzione geografica dei lavoratori va sempre più configurandosi in base al profilo professionale.
Il risultato è un modello bipolare: da un lato città che riescono ad acquisire capitale umano e imprese innovative incrementando il benessere generale, dall’altro lato città che rimangono ancorate ad un modello economico passato, in declino lento ma inarrestabile.

Questi due quadri sono frutto di scelte e processi irreversibili nel tempo, in quanto, avviato uno dei due percorsi, la forbice della disuguaglianza si amplia a tal punto da rendere impossibile un cambio di rotta. Si formano così stati di segregazione socioeconomica che evidenziano differenze economiche marcate tra città e paesi, investendo inoltre l’identità culturale, la salute, la stabilità famigliare e persino la politica.

L’importanza dell’innovazione non riguarda soltanto i lavoratori che trovano impiego diretto nelle aziende hi-tech (scienziati, ingegneri, creatori di nuove idee), ma la generalità dei lavoratori. Attirare in un territorio uno scienziato o un ingegnere informatico significa innescare un effetto moltiplicatore, cioè aumentare i posti di lavoro e i salari di tutti così come si è riscontrato che il grado d’istruzione di un lavoratore ha ricadute positive sull’intera comunità in cui vive: le città con un’elevata percentuale di laureati offrono retribuzioni più alte e posti di lavoro migliori anche ai lavoratori con bassi livelli di scolarità (E. Moretti, La nuova geografia del lavoro).
In questa nuova geografia del lavoro si crea il paradosso per cui il nostro stipendio dipende più dal luogo dove abitiamo che dal nostro curriculum.

Infine è essenziale considerare il concetto di «esternalità del capitale umano» che rileva come, in un determinato territorio, la condivisione del sapere e delle competenze attraverso interazioni sociali produca, in termini di conoscenza, sostanziali ripercussioni.

Già nel 1988 il premio Nobel Robert Lucas affermava che tali ripercussioni possono essere grandi abbastanza da rendere ragione delle differenze di lungo periodo tra paesi ricchi e paesi poveri (Lucas, On the Mechanics of Economic Development). Quando interagiscono, spiegava Lucas, gli individui imparano gli uni dagli altri, e tale processo finisce per rendere più produttivo e più creativo chi interagisce con colleghi meglio preparati.